via dei melograni

Il pesce puzza dalla testa

Ci pigghiaru ‘a fimminedda,
Drittu drittu ‘ntra lu cori
E chiancia di duluri
Aya aya aya ya!
E la varca la tirava
E lu sangu nni curria
E lu masculu chiancia
Aya aya aya ya!
E lu masculu
Paria ‘mpazzutu
Cci dicia:
“Amuri miu,
Nun chiangiiiri!”
Rispunnia ‘a fimminedda
Cu nu filu filu ‘e vuci:
“Scappa, scappa,
Amuri miu,
Ca sinno’ t’accideran!”

 

E’ il testo di ” ‘U pisci spada”, celebre motivo di Domenico Modugno. Ovviamente noi non possiamo sapere, neppure con le più sofisticate tecniche di diagnostica molecolare, se la testa del pesce spada in foto appartiene alla “fimmineddra” o al “masculazzo”. Sappiamo solo che è un animale morto e decapitato.

La domanda però è: che ci fa la testa del pesce spada in via dei Melograni? Forse che il “gladius” ha risalito la corrente ed è finito tra le campagne di Margherita dove ha incontrato qualche saraceno più esperto di lui nell’arma bianca? O più semplicemente è stato acquistato – intero – in qualche pescheria per poi essere decapitato sul posto?

Non lo sapremo mai. Magari se in quella zona – diventata una discarica a cielo aperto a dispetto della ridente toponomastica – fosse piazzata una telecamera, forse potremmo scoprire l’identità dei tagliatori di teste, oltre naturalmente a quella dei vari “conferitori” di divani, pneumatici, lavatrici e ingombranti discorrendo.

Ma c’è un aspetto ancora più interessante che emerge da questo irrituale deposito di rifiuto organico. E riguarda l’antropologia. Pare che il rito della decollazione fosse praticato, anche in tempi moderni, per tre finalità: per motivi sacri, magici e profani.

Quella testa di pesce spada abbandonata tra i rifiuti è senz’altro da ascrivere a quest’ultima categoria. Non vi è dunque neppure un intento propiziatorio o premonitorio nell’atto cruento. Solo sfregio. E autolesionismo, visto che un rifiuto di quel tipo non può che provocare danni alla salute degli umani.

Del resto, chi di spada ferisce, di spada… 

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Chi vuol male a Margherita?

Evidentemente c’è qualcuno che pensa che l’area residenziale di Margherita sia una discarica anziché il luogo ameno e delicato che il suo nome dovrebbe evocare. La foto qui sotto immortala via dei Melograni (lato SS. 107). E’ stata inviata ieri da un solerte cittadino, che così commenta: “Il vostro lavoro con i caproni non serve…“. Aggiunge qualche proposta per dissuadere “i caproni”, ma è troppo drastica per essere presa in esame.

L’osservazione dell’utente virtuoso ci fa dire due cose. La prima è che il lavoro di Akrea è visibile e (finalmente) riconosciuto. Infatti, non più tardi di una settimana fa, gli operatori ecologici sono intervenuti in modo massiccio per ripulire tutta l’area di Brasimato, dove ricade un tratto della via in questione (sfoglia la gallery per vedere i “prima” e i “dopo”).

La seconda è la constatazione che vi sono ancora alcune persone, per fortuna una minoranza della popolazione, che ritengono di non essere affatto responsabili delle condizioni ambientali nelle quali vivono essi stessi e le loro famiglie.

Akrea ce la sta mettendo tutta, sia pure ancora con qualche limite operativo, per assicurare la pulizia e il decoro della città. Ma l’attività degli “spazzini” non basta, se non c’è la collaborazione da parte di tutti noi utenti. Ricordiamo che conferire gli ingombranti nelle isole ecologiche e buttare la spazzatura nei cassonetti dalle 18 in poi sono due regole semplici che possono aiutare molto l’attività degli operatori e le tasche dei contribuenti.

Oltre, naturalmente, a renderci orgogliosi protagonisti della crescita civica della nostra comunità.

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