contrada margherita

Consegnati i primi automezzi, da novembre differenziata nei quartieri pilota

Arrivano i primi automezzi e parte l’organizzazione del servizio di raccolta differenziata in una delle zone più critiche della città: contrada Margherita.

Questa mattina sono stati consegnati i primi due mezzi, un minicompattatore e una vaschetta compattatrice, che andranno ad ammodernare e a integrare il parco macchine di Akrea. Nelle prossime due settimane è prevista la consegna di altri cinque automezzi che l’azienda ha noleggiato investendo proprie risorse. Si tratta di mezzi necessari per poter avviare una prima attività di raccolta differenziata, che interesserà alcuni quartieri pilota dall’inizio di novembre.

Da domani a Margherita inizieranno le operazioni di tracciamento per il posizionamento dei cassonetti, in collaborazione con i comitati di quartiere e con l’ausilio dei competenti uffici comunali.

Nel quadro dell’annunciata riorganizzazione dei servizi, dalla prossima settimana anche la forza lavoro sarà potenziata con l’ingaggio di circa quindici operatori ex Akros, suddivisi in due squadre, che si alterneranno per un periodo di complessivi quattro mesi al fine di migliorare l’attività di spazzamento. Da inizio ottobre, invece, sei ex ausiliari della sosta regolamentata, che si trovavano in regime di cassa integrazione, hanno dato la loro disponibilità a essere impiegati nel servizio di raccolta su strada, con focus sugli ingombranti.

A proposito di ingombranti, vera criticità del nostro territorio, a breve sarà attivato un numero verde per il servizio di raccolta a domicilio.

Prende dunque corpo l’attività organizzativa elaborata negli ultimi mesi, in concomitanza con l’insediamento della nuova amministrazione comunale, molto sensibile al tema dell’igiene ambientale e del decoro urbano. Una consonanza di intenti che fa ben sperare in una proficua sinergia tra proprietà e società in house, a beneficio della comunità e dell’immagine della città.

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Il pesce puzza dalla testa

Ci pigghiaru ‘a fimminedda,
Drittu drittu ‘ntra lu cori
E chiancia di duluri
Aya aya aya ya!
E la varca la tirava
E lu sangu nni curria
E lu masculu chiancia
Aya aya aya ya!
E lu masculu
Paria ‘mpazzutu
Cci dicia:
“Amuri miu,
Nun chiangiiiri!”
Rispunnia ‘a fimminedda
Cu nu filu filu ‘e vuci:
“Scappa, scappa,
Amuri miu,
Ca sinno’ t’accideran!”

 

E’ il testo di ” ‘U pisci spada”, celebre motivo di Domenico Modugno. Ovviamente noi non possiamo sapere, neppure con le più sofisticate tecniche di diagnostica molecolare, se la testa del pesce spada in foto appartiene alla “fimmineddra” o al “masculazzo”. Sappiamo solo che è un animale morto e decapitato.

La domanda però è: che ci fa la testa del pesce spada in via dei Melograni? Forse che il “gladius” ha risalito la corrente ed è finito tra le campagne di Margherita dove ha incontrato qualche saraceno più esperto di lui nell’arma bianca? O più semplicemente è stato acquistato – intero – in qualche pescheria per poi essere decapitato sul posto?

Non lo sapremo mai. Magari se in quella zona – diventata una discarica a cielo aperto a dispetto della ridente toponomastica – fosse piazzata una telecamera, forse potremmo scoprire l’identità dei tagliatori di teste, oltre naturalmente a quella dei vari “conferitori” di divani, pneumatici, lavatrici e ingombranti discorrendo.

Ma c’è un aspetto ancora più interessante che emerge da questo irrituale deposito di rifiuto organico. E riguarda l’antropologia. Pare che il rito della decollazione fosse praticato, anche in tempi moderni, per tre finalità: per motivi sacri, magici e profani.

Quella testa di pesce spada abbandonata tra i rifiuti è senz’altro da ascrivere a quest’ultima categoria. Non vi è dunque neppure un intento propiziatorio o premonitorio nell’atto cruento. Solo sfregio. E autolesionismo, visto che un rifiuto di quel tipo non può che provocare danni alla salute degli umani.

Del resto, chi di spada ferisce, di spada… 

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